Il Pensiero

DEFINIZIONE GENERALE

In psicologia il termine pensiero viene usato per designare tanto l’insieme dei fatti psichici quanto l’attività intellettuale-razionale dell’uomo. Esso abbraccia tutta una serie di processi cognitivi e attività psichiche superiori, spesso non facilmente descrivibili in modo sufficientemente preciso. Si può definire il pensiero come “un’attività, o una serie di attività mentali, volta a stabilire la comunicazione con il mondo esterno, con sé stessi e con gli altri e a costruire ipotesi sul mondo e sul nostro modo di pensare”.

Alla base della strutturazione del pensiero vi è l’attività di categorizzazione, ossia la capacità di apprendere concetti, ovvero simboli che rappresentano classi di eventi o di oggetti che hanno qualità comuni e distintive. Nella formazione dei concetti intervengono contemporaneamente due processi psichici: l’astrazione, ossia la ricerca degli aspetti che due o più elementi hanno in comune sulla base di caratteristiche formali, funzionali, affettive o relazionali e la generalizzazione cioè quel procedimento induttivo che porta a mettere insieme elementi simili.

Le competenze logiche, il pensare in generale, ci consentono di operare specifiche manipolazioni delle rappresentazioni mentali di oggetti o azioni, finalizzate sostanzialmente a risolvere problemi e a prendere decisioni. Secondo Bransford e Stein (1993) durante la fase di risoluzione di un problema, vengono messe in atto una serie di operazioni cicliche:

  • Identificazione del problema;
  • Definizione e rappresentazione del problema
  • Formulazione di una strategia
  • Organizzazione delle informazioni

PRINCIPALI MODELLI TEORICI

Gli approcci teorici che si sono interessati allo studio del pensiero sono molteplici: tra quelli più interessati bisogna senza dubbio ricordare la picologia Gestalt, il Cognitivismo, la Psicodinamica e la Teoria degli Stadi di Piaget.

La psicologia della Gestalt

Partendo da una visione della mente come totalità organizzata (come forma o struttura), la Gestalt ha sviluppato ricerche principalmente sul ragionamento e sui processi di soluzione dei problemi (problem solving). In questo ambito, Wertheimer distingue due tipi di pensiero: uno pensiero riproduttivo (volto a riprodurre schemi comportamentali o strategie risolutive acquisite nel passato) ed un pensiero produttivo (capace di creare una soluzione nuova attraverso una ristrutturazione cognitiva del problema).

Secondo Kholer, la ristrutturazione congitiva del problema avviene attraverso il cosiddetto insight (letteralmente intuizione), ovvero la percezione immediata delle implicazioni significative rispetto alla risoluzione del problema, in grado di anticipare la soluzione stessa.

Secondo al Gestalt, due limiti strutturali cognitivi si oppongono al pensiero produttivo: 1) la fissità funzionale proposta la prima volta da Duncker (l’esperienza precedente genera un’abitudine a considerare le proprietà funzionali dei dati in modo statico); 2) il set mentale (un fenomeno di irrigidimento per il quale si tende ad applicare sempre la stessa tecnica di soluzione).

Il Cognitivismo

Per l’approccio cognitivista, la mente dell’uomo non si limita a registrare le informazioni, ma le filtra e le elabora intervenendo in modo attivo.

Sono tre gli aspetti principali per il cognitivismo:

1) i concetti non sono il prodotto dell’astrazione ma l’espressione del modo in cui l’esperienza è stata organizzata (sono predittivi);

2) l’esperienza prende le mosse da un costrutto personale il quale funziona o da sistema chiuso che impedisce l’arricchirsi dell’esperienza stessa o da schema aperto che riduce la sua componente schematica man mano che accoglie i contenuti empirici bisognosi di una continua ristrutturazione dell’esperienza stessa;

3) i fattori emotivi influenzano le procedure logiche. Tra i fattori affettivi più studiati l’emozione e la motivazione.

All’interno dell’approccio cognitivista sono due gli autori che si sono occupati più specificatamente del pensier:

1) Kelly, il quale compie un’analisi dei processi di come gli individui si orientano nel mondo, formando e verificando le loro ipotesi, ovvero la capacità di anticipare e rappresentare mentalmente gli eventi;

2) Bartlett, il quale parla di pensiero quotidiano, ovvero il pensiero che entra in azione nelle situazioni problematiche della vita di ogni giorno: come ci comportiamo di fronte ad una situazione che richiede un giudizio o una previsione.

La Psicodinamica

Infine, la Psicodinamica interpreta il pensiero come la facoltà del processo secondario o conscio che, a differenza del processo primario di natura inconscia, opera secondo il principio di realtà, per cui ciò che viene rappresentato non è più ciò che è gradevole in quanto soddisfa il desiderio, ma ciò che è reale anche se è sgradevole.

Approccio di Piaget: la teoria degli stadi

Lo psicologo svizzero Jean Piaget a seguito di studi sistematici condotti su bambini di varie età, ha avanzato l’ipotesi che il linguaggio sia una capacità dipendente dal pensiero. Per un approfondimento sulla sua teoria vi rimandiamo direttamente a consultare il tema specifico sul rapporto tra Pensiero e Linguaggio.

METODI DI INDAGINE

Come abbiamo avuto modo di capire il pensiero è strettamente connesso alla dimensione emozionale. Per uno psicologo è fondamentale comprendere e considerare le componenti profonde, irrazionali ed emotive che possono sovrapporsi alle normali facoltà del pensiero. Egli si può avvalere per questo scopo del test del Rorschach che, come metodo di indagine psicometrico e tecnica proiettiva, permette una valutazione del pensiero di tipo qualitativo indipendentemente dal sapere, dalla memoria, dall’esercizio e dall’educazione del soggetto.

Inoltre, poiché tutti i fattori del Roarschach dipendono simultaneamente dall’intelligenza e dall’affettività, esso consente la valutazione dell’interazione reciproca esistente tra questi due aspetti della personalità. Il test, infatti, consiste nella presentazione di stimoli ambigui non strutturati che porterebbe il soggetto ad interpretarli in funzione dei propri atteggiamenti, delle proprie emozioni e delle proprie opinioni circa la realtà, soprattutto interpersonale.

AMBITI APPLICATIVI

Uno dei principali contesti applicativi è ovviamente quello clinico.

Ad esempio, l’inibizione intellettiva di origine nevrotica nei bambini e negli adolescenti, può rivelare difficoltà negli impegni scolastici, condotte ossessive con meticolosità per ciò che riguarda i compiti e/o condotte fobiche verso una materia o un insegnante.

L’inibizione del pensiero produttivo può essere determinata anche dalla depressione che genera un rallentamento ed un impoverimento di tutti i processi psichici e quindi anche del pensiero. Nel test di Roarschach la depressione si esprime con risposte generalmente coartate.

Anche il pensiero dello psicotico presenta tutta una serie di particolarità da ricondurre alla natura del disturbo: distorsione della forma e del contenuto del pensiero con l’eloquio che appare disorganizzato ed incoerente. Il pensiero psicotico è incapace totalmente o parzialmente di connotarela realtà esterna: questa è sostituita dalla realtà psichica. Il pensiero è di tipo concreto (con risposte di tipo D, Dd, Ddim), le parole sono l’oggetto, ciò che si pensa si materializza e la parte diventa uguale all’intero. Quest’ultima caratteristica è ben evidenziata nelle risposte al Roarschach, nel quale sono spesso presenti confabulazioni, contaminazioni e contaminazione-confabulazione.


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