La Memoria

DEFINIZIONE GENERALE

Con il termine memoria si intende un complesso sistema di funzioni psichiche atte a fissare, conservare e rievocare informazioni le quali guidano costantemente le nostre azioni e pensieri.

Grazie alla memoria abbiamo la possibilità di distanziarci psichicamente dal momento presente ed elaborare le informazioni collegando su un piano sovra-temporale passato, presente e futuro. Nel funzionamento di questo complesso sistema subentrano numerosi fattori: l’ambiente, la motivazione, il contesto sensoriale, la condizione fisica ed emotiva del soggetto.

Inoltre, i processi di memorizzazione sono sempre attivi e selettivi: di tutte le informazioni che provengono dall’ambiente esterno, infatti, selezioniamo e manteniamo in memoria solo ciò che siamo riusciti correttamente a codificare o che ci ha colpito particolarmente.

Storicamente sono state identificate tre operazioni di base della memoria: 1) la codifica: ovvero la trasformazione dei dati sensoriali in una rappresentazione mentale; 2) l’immagazzinamento: ovvero la conservazione in memoria dell’informazione codificata: 3) il recupero: ovvero quel processo necessario a far riemergere l’informazione archiviata e a poterla riutilizzare.

Questa ultima operazione avviene attraverso due modalità: a) il richiamo o la rievocazione: riporta alla coscienza le informazioni depositate; b) il riconoscimento: confronta le nuove informazioni con quelle già immagazzinate (si analizza lo stimolo e lo si confronta con i dati già depositati in memoria).

PRINCIPALI MODELLI TEORICI

L’Associazionismo

Questa corrente teorica, che ha dominato le ricerche psicologiche dagli albori fino agli anni ’50, sostiene che il meccanismo chiave della memorizzazione sia dato dall’associazione per contiguità temporale. Lo psicologo tedesco Ebbinghaus è l’esponente rappresentativo di questo filone di pensiero, al quale si deve l’individuazione della nota curva asintotica dell’oblio.

Ebbinghaus ideò una serie di trigrammi privi di senso (costituiti ciascuno dal gruppo consonante-vocale-consonante) con i quali studiò la forza dell’associazione degli stimoli nella memoria. Grazie a numerosi esperimenti lo psicologo tedesco dimostrò che la ripetizione dei trigrammi presentava un numero di errori inizialmente crescente, nelle prime ore subito dopo l’apprendimento; mentre a distanza di un giorno, solo il 30 per cento circa di ciò che si era appreso veniva ricordato. Nei giorni e nelle settimane successive, invece, il calo della memorizzazione aumentava senza raggiungere mai lo zero ed è proprio per questo che la curva presenta una forma asintotica, ovvero tendente allo zero senza raggiungerlo mai.

Analoga, ma speculare è la curva della ritenzione: nella ripetizione per la memorizzazione la performance aumenta lentamente fino ad un certo punto, dopo il quale diviene sempre più veloce. Esiste poi una saturazione nella fase di acquisizione in memoria.

Queste leggi valgono tuttavia per la memorizzazione passiva di stimoli meccanici, mentre sono poco applicabili ad altri stimoli come ad esempio il riconoscimento di un volto umano a distanza di molti anni.

La Gestalt

Secondo l’approccio della Gestalt gli elementi del messaggio vengono ad integrarsi in una forma, che costituisce una chiave di codificazione della registrazione e di un successivo recupero. Questa integrazione è una costruzione attiva che integra lo stimolo nuovo con tracce di esperienze passate: in questo senso ogni individuo registra e ricorda gli eventi secondo proprie linee e il ricordo non è mai una riproduzione esatta dello stimolo.

Il principale esponente di questo approccio è Bartlett, che usando come stimoli racconti e figure, ha studiato i principali processi di trasformazione attiva del ricordo rispetto al dato di partenza: 1) eliminazione selettiva dei dettagli considerati incoerenti con la comprensione che il soggetto ha avuto della storia; 2) razionalizzazione per rendere la storia più lineare; 3) Alterazione di ordine, di rilievo o di accento dei fatti.

L’Information Processing

Questo approccio, assimilabile a quello di Ebbinghaus, ricorre come quello associazionista ad esperimenti di laboratorio molto formalizzati e studia la memoria secondo uno schema cibernetico, che assimila il funzionamento del cervello umano a quello di un calcolatore elettronico. Secondo l’Information processing:

1) La memoria è l’esito di un flusso di informazione attraverso un sistema;

2) L’informazione procede secondo una sequenza fissa;

3) Ogni stadio del processo ha durata e capacità limitate e possiede una sua codificazione specifica, cosicché nel passaggio da uno stadio all’altro il segnale debba essere ricodificato;

4) Lo stesso tipo di segnale si applica per ogni tipo di formato del segnale.

Il Cognitivismo

Un approccio assimilabile a quello della Gestalt, che non concepisce la memorizzazione come un processo meccanico, ma altamente individualizzato, attivo, costruttivo e determinato dal contesto nel quale avviene è quello cognitivista. Il principale esponente di questa corrente è Neisser, il quale, a partire dagli anni 50′, ha studiato la memoria in situazioni naturali arrivando a formulare una teoria della memoria universalmente accettata: la Teoria delle 3 fasi.

In base a questa teoria, la memoria è un processo plurimodulare e tutte le informazioni in arrivo giungono a dei punti di controllo, ove avvengono delle elaborazioni. Nell’organizzazione della memoria esistono 3 moduli o tipi di controllo:

  1. Il modulo 1 che registra molto, ma trattiene molto poco. È stato definito memoria sensoriale, memoria iconica ed ecoica o paraeccitazione (Freud).
  2. Il modulo 2 che trattiene i dati per un periodo maggiore, ma la sua capacità è ancora piuttosto limitata. È stato definito memoria primaria o memoria a breve termine.
  3. Il modulo 3, infine, trattiene i dati senza limiti di tempo, ma questi sono difficilmente accessibili. È stato definito memoria secondaria, semantica o memoria a lungo termine.

Lo Sviluppo della Memoria nel corso della vita

Le capacità mnestiche seguono, nel corso della vita, fasi ben precise ed ordinate gerarchicamente:

La prima fase, interessa il primo anno di vita e concerne la memoria motoria; si sviluppa attraverso l’imitazione e la ripetizione ecoica (Sperling). Sembra che la memorizzazione si limiti a ciò che si percepisce nell’immediato presente.

La seconda fase che copre il secondo e il terzo anno di vita, riguarda la memoria iconica (Sperling). Il processo di imitazione non è più soltanto immediato, ma anche differito nel tempo. Compare quindi la capacità di effettuare collegamenti e manipolazioni; il ricordo, infine, non è più legato alla cosa in sé ma all’immagine che si conserva di essa.

La terza fase, a partire dal quarto-quinto anno di vita, è quella della memoria semantica o linguistica. La traccia mnestica è ora formata da un contenuto concettuale-verbale. Da ora in poi la memoria ed il pensiero assumono sempre più la forma del linguaggio interiorizzato.

Queste fasi corrispondono anche alle suddivisioni dei tipi di memoria per contenuto (imitativa, iconica e semantica) che dominano quindi rispettivamente i diversi periodi della vita.

Secondo Atkinsons e Shiffrin la memoria può essere anche suddivisa per durata nel tempo in sensoriale, a breve termine e a lungo termine:

  • La memoria sensoriale corrisponde alla capacità di acquisizione e trasmissione del segnale all’ingresso del sistema, ovvero alla capacità dei recettori di registrare istantaneamente l’arrivo di uno stimolo. Essa è ipofunzionante in caso di interferenze, di disattenzione e in casi di stanchezza. In anestesia e in coma è completamente disattiva.
  • La memoria a breve termine subentra subito dopo ed è paragonabile ad un meccanismo di ridotta capienza e durata: le percezioni raccolte vengono automaticamente conservate per non più di 30 secondi.
  • La memoria a lungo termine e la memoria permanente sono il risultato della registrazione di quanto è stato registrato nella MBT. Il meccanismo più semplice perché ciò avvenga è la semplice ripetizione. Altro meccanismo é la ricodificazione in termini semantici di quanto viene registrato. Fanno eccezione alcune forma di memorizzazione, come ad esempio i volti umani, la cui traccia pare passi incidentalmente alla MLT.

Per quanto riguarda poi la memoria a lungo termine, Tulving distingue tra: memoria preposizionale (distinta in semantica, legata ai significati ed episodica, che ha a che fare con episodi legati direttamente o indirettamente con la biografia del soggetto) e memoria procedurale (riguarda tutte le conoscenze che possediamo sullo svolgimento di una particolare attività senza essere necessariamente consapevoli di come e quando le abbiamo apprese; è la memoria più forte e più difficile da perdere).

Più recenti osservazioni mostrano che la memoria a breve temine (MBT) e la memoria a lungo temine (MLT) possono svolgere funzioni separate, tanto che lesioni a carico delle strutture legate alla MBT non necessariamente implicano una riduzione della capacità della MLT.

La MBT è stata suddivisa in più registri: Baddley ha formulato uno dei principali modelli di organizzazione della MBT. Il sistema da lui suggerito comprende tre componenti: a) un esecutivo centrale, che coordina l’attività delle altre due componenti, immagazzina ed elabora l’informazione; b) un ciclo fonologico, che svolge due funzioni: 1) può mantenere del materiale fonologico grazie alla ripetizione sub-vocale e 2) può registrare del materiale presentato visivamente sempre mediante un processo di sub-vocalizzazione; c) un taccuino visuo-spaziale, che contiene le informazioni visive e spaziali.

La dimenticanza

Alcuni autori hanno studiato il legame tra memorizzazione e ritenzione di contenuti a carattere emotivo, piacevole, spiacevole e neutro. Secondo Canestrari, il materiale piacevole viene ricordato più facilmente rispetto a quello spiacevole e neutro mentre il materiale spiacevole viene ricordato meglio di quello neutro.

Due sono le teorie più accreditate per spiegare la dimenticanza:

  • La Teoria del decadimento riconosce tre modalità:
    • Disuso: il materiale non utilizzato tende ad essere dimenticato;
    • Perdita delle tracce mnestiche: provocata dal progressivo indebolimento del substrato della memoria del SNC (Sistema Nervoso Centrale);
    • Dimenticanza motivata: corrisponde a una funzione di eliminazione della memoria materiale spiacevole. Questa ipotesi potrebbe essere alla base del meccanismo della rimozione.
  • La teoria dell’interferenza si applica più facilmente alla dimenticanza quotidiana e se ne riconoscono due tipi:
    • Retroattiva: impedisce la rievocazione di vecchi ricordi per sovrapposizione dei nuovi;
    • Proattiva: fa sovrapporre vecchio materiale a quello più recentemente memorizzato.

METODI DI INDAGINE E STRUMENTI

Tra i numerosi strumenti utilizzati per indagare la memoria troviamo la prova WAIS (Cohen). Il test consiste nella somministrazione di 3 serie di numeri che il soggetto deve cercare di ricordare  procedendo sia dalla prima all’ultima sia dall’ultima alla prima in ordine inverso. Se il soggetto riesce a ricordare 7±2 numeri della serie ha una memoria funzionante, se ne ricorda di più ha una memoria iper-funzionante mentre se ne ricorda di meno ha una memoria ipo-funzionante.

L’analisi fattoriale della scala WAIS ha permesso di identificare, oltre ad un unico “fattore generale” G altri tre fattori: quello di comprensione verbale, quello di organizzazione percettiva e quello di memoria. Questo fattore agirebbe nel ragionamento aritmetico e nella memoria dei numeri sia in rapporto a materiale nuovo che a materiale precedentemente appreso.

Altri test legati alle memoria sono:

  • Il Minimal Test: composto da item che danno al soggetto istruzioni che riguardano la vita quotidiana;
  • Il PRM di Rey (Reattivo delle Figure Complesse) è utile per l’esame individuale della memoria in soggetti adulti soprattutto nell’indagare il deterioramento. Questo test permette di individuare casi di insufficienza mnemonica dai problemi di organizzazione visuo-motoria;
  • R.B.M.T. di Rivermead: è test di memoria comportamentale che permette di monitorare la memoria nel quotidiano soprattutto nei pazienti cerebrolesi sottoposti riabilitazione;
  • La torre di Hanoi o Torre di Londra;
  • Labirinti di Porteus.

AMBITI APPLICATIVI

La memoria, gioca un importante ruolo in molti ambiti d’applicazione della psicologia, tra questi i più importanti sono:

L’Ambito Clinico

In ambito clinico, la psicologia si è concentrata prevalentemente sullo studio dei disturbi della memoria ed in particolare dell’amnesia. Innaznitutto va specificato che l’ammnesia, ovvero impossibilità di ricordare, può essere retrograda o anterograda. Brevi episodi di amnesia, possono capitare nella vita di tutti e sono legati a stress o a deficit attentivi momentanei e non hanno conseguenze per l’individuo mentre quando l’amnesia è legata a lesioni cerebrali può essere fortemente invalidante, e la persona può perdere la memoria totalmente o parzialmente.

L’amnesia può svilupparsi quindi anche in seguito a un forte shock od essere la conseguenza di patologie quali la demenza senile, l’ansia, la depressione, il morbo di Alzheimer e quello di Korsachoff.

Con il termine ipermnesia invece si intende una capacità mnemonica superiore alla media, rilevabile sotto ipnosi o sotto l’effetto di sostanza allucinogene. Le paramnesie, invece, sono disturbi dove il paziente soprattutto schizofrenico, confonde le proprie immagini mentali con eventi realmente accaduti nel passato.

In ambito clinico, un altro campo d’applicazione è ovviamente anche la psicologia della terza età. Per il comportamento e l’adattamento dell’anziano, la memoria ha un ruolo molto importante. Diversi fattori influiscono in modo positivo sulla memoria dell’anziano: tra questi la cultura di appartenenza ed il contatto con i giovani.

La Psicologia Forense

La psicologia della testimonianza processuale, è un ramo della psicologia forense nel quale la memoria riveste un ruolo particolarmente importante. In una testimonianza, infatti, sono diversi gli elementi che possono influenzare il ricordo: le emozioni, le percezioni ed altri fattori possono infatti falsare la memoria del testimone.

La Psicologia del Lavoro

Infine, un’altra applicazione riguarda la mnemotecnica, una branca della psicologia del lavoro che si occupa di migliorare le prestazioni mestiche. Tra i metodi più in voga si passa da quelli più intuitivi, come ad esempio il segnarsi le cose sull’agenda, a quelli più tecnici, come per esempio fare il nodo al fazzoletto, spostare gli oggetti dal loro posto fino alla cosiddetta tecnica dei loci (plurale del termine latino locus, che significa “luogo”), anche chiamata “palazzo della memoria“, una tecnica mnemonica introdotta dagli antichi greci che consiste sinteticamente nell’associazione degli elementi da ricordare a specifici luoghi fisici.

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