Le Emozioni

LE EMOZIONI: DEFINIZIONE GENERALE

Le emozioni possono essere definite come la componente soggettiva e la sensazione affettiva che accompagna la condotta di un individuo. Mentre in passato, l’emozione era considerata un fattore di disturbo nella condotta razionale dell’uomo, da Darwin in poi le emozioni assumono un significato opposto. Le emozioni, infatti, sono considerate un meccanismo adattivo che favorisce la sopravvivenza della specie con effetti sia sull’individuo sia sull’ambiente.

Anche per Freud le emozioni sono una componente inscindibile del funzionamento della mente: la chiave per interpretare il senso più profondo del comportamento umano.

Le emozioni primarie

Nella tradizionale definizione delle categorie emozionali si fa spesso riferimento ad un gruppo di emozioni primarie o emozioni di base. Nonostante non ci sia un accordo totale sul numero esatto di emozioni che vi appartengono, almeno 5 ricorrono nella maggioranza degli studi. Queste 5 emozioni primarie sono pertanto la paura, la rabbia, la felicità, al tristezza ed il disgusto. Per quanto riguarda la sorpresa, invece, questa non è ritenuta da tutti gli autori come una vera e propria emozione bensì come una semplice risposta di attivazione fisiologica.

Secondo Ekman (1992) queste emozioni sono innate ed universali, caratterizzate da un pattern di attivazione fisiologica specifica, si instaurano in modo rapido, hanno breve durata e presentano un meccanismo automatico nella valutazione dello stimolo.

L’origine delle emozioni

Le emozioni, inoltre, a seconda della loro origine, possono essere distinte in:

Emozioni somatiche (fondo emozionale di base, paura, angoscia): il fondo emozionale di base o umore di base è il timbro specifico del sentire la vita. Da un punto di vista neuro-fisiologico sembra dipendere dal tipo di equilibrio esistente tra un’ampia serie di ormoni cerebrali. Data la rilevanza del legame tra fondo emozionale ed equilibrio neuro-endocrino, è evidente come farmaci che agiscono su tale equilibrio possano costituire un trattamento palliativo di disturbi affettivi (depressione, maniacalità); anche la paura è un’emozione strettamente somatica, ad esempio il riflesso di Moro (aggrapparsi in modo riflesso) o l’arrestarsi del respiro. Anche l’ansia genera a livello somatico tachicardia, dilatazione pupillare, spasmi muscolari.

Emozioni situazionali (gioia, riso, collera, angustia, sorpresa): sono stati emotivi provati in reazione a situazioni o eventi.

Emozioni sociali (amore, altruismo, ostilità, odio):  sono quelle che si sviluppano nel contesto delle relazioni interpersonali e di gruppo. Tra le più studiate è l’aggressività, che può nascere da problemi nella relazione tra individui o tra gruppi ed etnie; può essere deviata contro di sé e portare a condotte autolesive. Pur essendo connessa ad un’elaborazione cognitiva, non può essere definita come un’emozione cognitiva.

Emozioni cognitive (interesse, speranza, senso religioso, colpa, vergogna, autostima): se nei casi precedenti il pensiero incita a provare un’emozione (come per l’aggressività), nel caso delle emozioni cognitive sono le emozioni ad orientare il pensiero.

Le componenti delle emozioni

Si possono inoltre distinguere diverse componenti delle emozioni:

(1) Componente cognitiva: le emozioni consentono una continua valutazione cognitiva degli stimoli ambientali.  Scherer  (1987) sostiene che le emozioni costituiscano un sistema di informazioni, ovvero uno scambio di dati tra l’organismo e l’ambiente;

(2) Componente fisiologica: le risposte emotive implicano un’attivazione del SNC (sistema nervoso centrale), del SNA (sistema nervoso autonomo) e del Sistema Endocrino;

(3) Componente motivazionale: nella misura in cui il sistema di emozioni viene a coincidere con le motivazioni del comportamento umano, le emozioni rappresentano innanzitutto una forma di risposta orientata all’azione;

(4) Componente espressivo-motoria: l’emozione è rappresentata da cambiamenti comportamentali come movimenti del corpo (postura), del volto (espressioni facciali) o differenti toni di voce, gesti, modificazioni nell’eloquio;

(5) Componente  soggettiva: consente una riflessione soggettiva sull’esperienza emozionale, con l’attribuzione di nomi a specifici stati emotivi. Rimè (1989) esamina il perchè le persone hanno questa esigenza di tradurre in parole il proprio vissuto emotivo. Trova una risposta nel fatto che l’esperienza emotiva non si limita al solo “vissuto”, ma permane nel tempo e può dar vita alla rievocazione, che è un’esigenza potente, una spinta a esprimere a parole quello che è stato il proprio vissuto interiore.

PRINCIPALI MODELLI TEORICI

Sono molte le teorie psicologiche che si sono occupate delle emozioni. Tra queste ricordiamo:

Le Teorie Evoluzionistiche

Per questo gruppo di teorie, le emozioni sono innate e limitate (al massimo 6) e costituiscono entità discrete caratterizzate da configurazioni ben specifiche a livello espressivo, fisiologico, motivazionale ed esperienziale. Sono dette anche emozioni fondamentali, di cui tutte le altre sono derivate.

Le Teorie costruzionistiche

Al contrario, per questo gruppo di teorie, le emozioni hanno un’origine culturale (non biologica), e dipendono quindi dalla struttura di valori della società. Le emozioni sono, pertanto, potenzialmente infinite e variabili a seconda del contesto culturale di riferimento.

Comportamentismo

I comportamentisti si sono occupati solo della parte fenomenica dell’emozione, cioè del comportamento emotivo manifesto. L’emozione è considerata un riflesso comportamentale che si attiva di fronte a specifici stimoli e che dirige il comportamento.

Watson afferma che il comportamento emotivo è determinato dall’azione degli stimoli sensoriali sul sistema nervoso attraverso gli organi di senso. Egli individua 3 reazioni emotive di base che nascono come riflesso in termini stimolo-risposta. Watson descrive 3 stimoli esterni specifici che generano 3 comportamenti specifici osservabili:

  1. pericolo→paura→fuga;
  2. privazione→rabbia→attacco;
  3. contatto fisico→benessere emotivo→amore.

Tutte le altre emozioni si instaurano attraverso il meccanismo del condizionamento.

Per quanto riguarda il neo-comportamentismo, Tollman introduce il concetto di driwe (impulso), concetto connesso ai bisogni biologici che generano reazioni ed a cui sono riconducibili gli stati emozionali.

Le Teorie Cognitiviste

L’approccio cognitivista si basa sul concetto di appraisal (valutazione cognitiva) al quale le emozioni sono connesse. Le emozioni, infatti, sono adattive, ovvero insorgono in momenti importanti dell’individuo e servono per prepararlo al cambiamento ed all’adattamento ad una nuova situazione. Queste teorie, solitamente, sono contrarie all’idea di emozioni come universali ed innate.

In tale ambito ci si rifà all’HIP in cui l’organismo è considerato un sistema aperto che ha continui scambi con l’ambiente. Per Schachter e Pribram l’emozione non è solo una presa di coscienza ma è connessa a processi di valutazione cognitiva delle modificazioni fisiologiche e degli stimoli ambientali. Per Lazarus, invece, le emozioni sono stati organizzati e complessi, espressi in un fenomeno univoco, ma formato da tre componenti: valutazione cognitiva dello stimolo, impulso all’azione e reazione fisiologica associata.

La Teoria periferica di James e Lange

La prima teoria chiara e coerente sull’emozione è quella Teoria periferica di James e Lange, dove il sentimento dell’emozione non è l’origine, ma la conseguenza delle modificazione organiche periferiche, per esempio, non si corre perché si ha paura ma si ha paura perché si corre. Il vissuto emozionale sarebbe quindi una specie di interpretazione cognitiva elementare e automatica in risposta alle variazioni del SN periferico, che  avrebbero origine nel SN simpatico e para simpatico e sono risposte riflesse automatiche a stimoli provenienti dall’esterno. In pratica si instaura un circolo vizioso in cui si rafforza la sensazione emotiva.

La Teoria centrale delle emozioni di Cannon e Bard

In contrapposizione alla teoria di James e Lange, la Teoria centrale delle emozioni di Cannon e Bard attribuisce al cervello (in particolare all’ipotalamo) il compito di produrre modificazioni fisiologiche e comportamentali. In pratica, la percezione di uno stimolo attiva l’ipotalamo suscitando l’emozione che, a sua volta provoca cambiamenti sia somatici sia comportamentali. Il meccanismo che produce l’emozione scatta automaticamente solo quando i segnali raggiungono zone profonde dl cervello.

Questa teoria è stata sottoposta a verifica stimolando in modo sistematico le diverse zone del cervello e si è visto che solo la stimolazione di alcune zone produce condotte tipiche di certe emozioni (rabbia, gioia). Quindi, c’è una connessione tra determinate zone cerebrali e alcune condotte emozionali. L’emozione vera però non funziona così: ha infatti un inizio graduale e sempre gradualmente si spegne; per cui è vero che la sequenza comportamentale si innesca ogni qualvolta stimoliamo una data zona cerebrale ma il vissuto emozionale ha un origine diversa da quella della stimolazione. E tale origine è stata rintracciata dal sistema limbico (circuito di Papez).

METODI DI INDAGINE E STRUMENTI

Tra i vari strumenti, in sede clinica soprattutto il colloquio clinico permette di indagare i vissuti emotivi del paziente, non soltanto tramite i contenuti verbali espliciti, ma anche mediante le richieste fatte allo psicologo (analisi della domanda), le fantasie ed i sogni portati, le espressioni facciali, i gesti, la distanza interpersonale attuata.
Il terapeuta focalizza l’attenzione sui contenuti portati dal paziente, ma anche sulla paralinguistica e sul linguaggio non verbale (postura, direzione dello sguardo, distanza interpersonale, mimica facciale, abbigliamento), in quanto possibili indicatori di emozioni inconsce o inespresse.

L’Empatia è lo strumento fondamentale del terapista durante il colloquio clinico e richiede un costante equilibrio tra partecipazione che distacco.Il colloquio ben condotto e l’empatia sono utili strumenti che possono aiutare a far riemergere in superficie emozioni negate, facendone acquisire una valenza adattiva. Tutte le emozioni, laddove non distorte, hanno un ruolo organizzatore che ci da informazioni importanti su come raggiungere il benessere per l’individuo. Anche emozioni prettamente negative come ad esempio l’angoscia (Freud, ndr) svolgono in realtà un ruolo estremamente utile ed adattivo in quanto sono campanelli d’allarme che ci avvertono di un pericolo reale o percepito.

AMBITI APPLICATIVI

Le emozioni sono al centro di vari campi d’applicazione ed assumono di volta in volta significati diversi all’interno dei vari modelli teorici.

L’approccio comportamentista propone la possibilità del trattamento delle emozioni esagerate e disfunzionali alla base delle fobie tramite tecniche di decondizionamento: ad esempio, nella desensibilizzazione sistematica, lo stimolo fobico viene gradualmente presentato al soggetto durante uno stato di rilassamento e venendo progressivamente associato dal soggetto a stimolazioni corporee piacevoli, perde le sue connotazioni negative.

La tradizione psicoanalitica classica, invece, evidenzia come l’inaccettabilità di alcune emozioni porti all’instaurarsi di meccanismi di difesa. Tra questi i più primitivi sono la proiezione, la negazione, la regressione fino alla sublimazione. Se i meccanismi di difesa sono rigidi e non flessibili acquistano una valenza disadattiva.

Il legame tra emozioni e le modificazioni somatiche è campo d’interesse della Psicosomatica, che evidenzia una continuità tra l’incapacità nell’elaborazione ed espressione delle emozioni e l’insorgenza della malattia somatica. Qualora gli stati emotivi non vengano adeguatamente elaborati a livello psicologico, possono alterare le funzioni somatiche fino a determinare vere e proprie lesioni organiche.

Ad esempio, con “alessitimia“, si indica proprio la difficoltà del soggetto nell’individuare e verbalizzare i sentimenti; tra gli attuali strumenti utilizzati per misurare tale costrutto, la Toronto Alexithymia Scale (TAS 20) di Taylor è uno dei più accreditati.
La “tecnica della scrittura” di Pennebaker, applicata soprattutto agli eventi traumatici, consiste invece nella possibilità di contrastare l’inibizione della comunicazione emotiva riguardo a questi, appunto mediante la scrittura dei pensieri e dei vissuti che un certo evento ha provocato.

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