Le Teorie Psicologiche

Wilhelm Wundt - Fondatore della Psicologia Scientifica
Wilhelm Wundt – Fondatore della Psicologia Scientifica

Prima di addentrarci nella descrizione delle più importanti teorie psicologiche, facciamo una breve premessa sulla nascita ed affermazione della psicologia come scienza.

La Psicologia scientifica si è costituita come disciplina autonoma intorno alla seconda metà dell’800. Gli storici sono concordi nel datarne la nascita in coincidenza della creazione a Lipsia nel 1879 del primo laboratorio di ricerca psicologica da parte di Wilhelm Wundt.

Successivamente negli Stati Uniti, William James fonda il primo laboratorio psicologico a Harvard, mentre Stanley Hall crea un importante scuola di psicologia a Princeton.

Determinante è la decisione di applicare la metodologia delle scienze naturali all’indagine della “psiche”. La psicologia è quindi una disciplina che si colloca nel mezzo di un ideale che vede da un lato le scienze naturali e dall’altro le scienze sociali.

L’enorme complessità del comportamento umano spiega il perché non esista un approccio unitario universalmente condiviso. Lo stesso ambito di comportamento, infatti, è stato esplorato da diverse scuole di pensiero. Ecco pertanto una panoramica storica delle principali teorie psicologiche.

La Psicologia Fisiologica

La psicologia fisiologica (o psicofisiologia) ha studiato le basi corporee dei processi mentali (sensazione, percezione, attivazione, coscienza). Precursore dell’approccio fisiologico è stato il filosofo inglese Stuart Mill, il quale ha teorizzato un rottura netta con il dualismo cartesiano, per cui anche la mente ha un funzionamento meccanico a base somatica, spiegabile secondo gli stessi processi del corpo. Pioniere della ricerca neuro-fisiologica fu Muller, autore della teoria dell’impulso nervoso specifico, in base alla quale le strutture nervose sono selettive e specifiche al tipo di informazione trasmessa, a prescindere dalla qualità fisica dello stimolo nervoso.

In base ad un postulato di questo modello ogni recettore comporta una specifica sensazione che si proietta su di una specifica area cerebrale. Importane allievo di Muller fu Helmholtz, le cui ricerche sulla fisiologia sensoriale della visione e dell’udito hanno influenzato molte generazioni. Un importante contributo in tale ambito lo si deve anche a Fechner, il quale ha proposto per la prima volta l’utilizzo di metodologie oggettive per la misura delle funzioni della mente, rappresentando di fatto un importante punto di snodo tra la fisiologia e la nascente psicologia scientifica.

L’Introspezionismo e l’Associazionismo

Wilhelm Wundt, oltre ad essere stato il fondatore del primo laboratorio di psicologia, fu anche il fautore di un particolare metodo di studio basato sull’introspezione sistematizzata.

Questo metodo di studio si fondava sull’auto-osservazione e sulla descrizione minuziosa e sistematica del vissuto del soggetto. Per Wundt, l’oggetto dell’indagine era “l’esperienza umana immediata”, ovvero quella parte della coscienza soggettiva immediatamente rintracciabile, contrapposta all’esperienza mediata dalla riflessione. Le variabili psichiche sottoposte a controllo di laboratorio sono i processi sensoriali semplici; lo strumento di conoscenza è l’introspezione; lo scopo è indagare sulla struttura della mente, individuandone le componenti e le leggi dell’interazione.

In questo programma era implicata l’esigenza di scomporre la coscienza in elementi, secondo i criteri dell’associazionismo sostenuti dalla filosofia empirica. I difetti radicali del metodo, che portarono al suo abbandono dopo alcuni decenni, sono la dimostrata soggettività dei dati ottenuti e l’inapplicabilità per gran parte dei soggetti. Il metodo introspettivo, si presentava appropriato ad una posizione strutturalista che si interessava all’interrelazione delle varie parti del sistema nervoso e di come queste operano insieme.

Lo strutturalismo è un approccio psicologico proseguito negli Stati Uniti dall’allievo di Wundt, E.B. Titchener. Unanimemente riconosciuto come il primo modello di psicologia sperimentale, lo strutturalismo adottava le metodiche e le procedure della chimica e della fisica di fine 1800, tra cui il laboratorio e il metodo galileiano, con l’obiettivo di dare una impronta scientifica alla psicologia.

La Psicologia della Forma (Gestalt Psychologie)

La scuola tedesca della Gestalt, in posizione antitetica rispetto all’associazionismo di Wundt, analizza il funzionamento della mente, non più attraverso l’analisi delle singole parti del vissuto dei processi sensoriali semplici del soggetto, bensì attraverso la sintesi della globalità dell’esperienza: comprendere l’organizzazione della struttura nel suo insieme a partire dall’esame di un fenomeno.

I gestaltisti sostengono che l’insieme è qualcosa che va al di là della semplice somma delle sue parti, e che per comprendere il funzionamento dell’architettura psichica, non ci si può limitare all’analisi di queste ultime. Ogni aspetto dello psichismo, infatti, si fonde con gli altri a costituire una gestalt, una forma, la quale come in una composizione musicale, possiede delle qualità che non sono rintracciabili nella semplice scomposizione in singole note, ma deve essere compresa ed apprezzata nella sua unità. Le principali ricerche della Gestaltpsychologie sono legate alla percezione visiva e uditiva, ma si trovano importanti contributi anche in ambiti come la psicologia dei gruppi, l’intelligenza, la psicologia sociale e le dinamiche relazionali.

Sigmund Freud - Fondatore della Psicoanalisi
Sigmund Freud – Fondatore della Psicoanalisi

La Psicologia Dinamica o Psicologia del profondo

Sigmund Freud, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, partendo dall’osservazione clinica di pazienti che soffrivano di disturbi mentali e somatici della nevrosi isterica, sviluppò il suo innovativo modello teorico.

La psicologia d’ora in poi dovette fare i conti con il concetto di inconscio introdotto da Freud e con il suo modello psicodinamico. Freud ha postulato un’unità di base del complesso mente-corpo che agisce in senso bidirezionale: la mente agisce sul corpo e viceversa. Inoltre, Freud ha descritto una pluralità di livelli della funzione mentale: un livello inconscio, uno preconscio ed uno conscio. Il modello si chiama psicodinamico perché fa riferimento ad una relazione mobile e appunto dinamica tra queste istanze psichiche. In un secondo momento Freud ha riformulato la sua teoria psicodinamica postulando l’esistenza delle tre istanze psichiche dette Io, Es e Super-Io.

L’inconscio o Es è individuabile solo indirettamente o per via interpretativa sulla presenza/assenza di particolari fenomeni (lapsus, atti mancati, sogni, ecc…) che sono interpretati come sua espressione. Il metodo della ricerca psicoanalitica è quello dell’osservazione sistematizzata dei fenomeni psichici e comportamentali, mentre la tecnica di comprensione è ermeneutica o interpretativa.

Presupposto dell’interpretazione è il determinismo logico: l’idea che nessun aspetto, anche il più apparentemente secondario e marginale, della condotta o del vissuto di un individuo sia dovuto al caso ma deriva costantemente da una causa o fattore preciso. Il compito dello psicoanalista è quello di cercare il senso nascosto al di là delle apparenze. Ad un primo livello letterale e superficiale corrisponde la dimensione conscia del soggetto; ad un livello metaforico e simbolico corrisponde il cosiddetto pre-conscio ed infine ad un livello di significato profondo corrisponde l’inconscio vero e proprio. Anche per questo la psico-dinamica di origine freudiana è stata chiamata anche psicologia del profondo.

Il Comportamentismo

Il Comportamentismo (o Behaviorismo), fondato da J.B. Watson agli inizi del XX secolo, si basa sull’idea che il comportamento esplicito è l’unica unità d’analisi possibile. Nessun fattore intermedio fra S (stimolo) e R (risposta) è preso in considerazione.

Frederic Skinner, uno dei padri del Comportamentismo
Frederic Skinner, uno dei padri del Comportamentismo

Secondo Watson, per giungere ad uno studio scientifico del comportamento umano bisogna focalizzare la ricerca sperimentale solo sui comportamenti manifesti. La mente è considerata una sorta di una scatola nera (black box) il cui funzionamento interno è inconoscibile e, per certi aspetti, irrilevante. Quello che interessa ai comportamentisti è giungere ad un’approfondita comprensione empirica e sperimentale delle relazioni tra stimoli e risposte comportamentali. I processi elaborativi mentali, non sono presi in considerazione, non perché si ritenga non esistano, ma perché non sono direttamente osservabili e quindi misurabili.

Il suo programma di ricerca ebbe forte impulso dal lavoro sperimentale dello psicologo statunitense Frederic Skinner, che divenne probabilmente il più grande esponente. La strategia di ricerca trova pertanto ragione di esistere nel metodo sperimentale di laboratorio che consente di isolare e manipolare le variabili indipendenti (ambientali) osservandone gli effetti su singole variabili dipendenti (comportamenti).

Confermato dalle contemporanee ricerche di Pavlov sull’attività riflessa, il modello stimolo-risposta è la chiave conoscitiva per la previsione e il controllo del comportamento. Modificando le variabili indipendenti sarà possibile prevedere la corrispettiva modifica di quelle dipendenti e manipolando le prime sarà possibile determinare le seconde. Il campo per eccellenza delle indagini e degli studi da parte dei comportamentisti diventa pertanto l’apprendimento. Un contributo importante, ad esempio, è il concetto di modellamento e plasmabilità delle differenze individuali, ovvero l’idea democratica che le differenze inter-individuali non siano innate, ereditarie o strutturali, ma dipendano nella loro totalità dall’apprendimento e dall’ambiente di vita.

Il Cognitivismo

Verso la fine degli anni 50’ si accende un dibattito tra i comportamentisti e i primi esponenti di una nuova corrente psicologica: il cognitivismo. Il nodo della questione era se dover considerare o meno gli stati mentali interni del soggetto nell’ambito della spiegazione psicologica del comportamento umano. In realtà questa corrente psicologica non costituiva una vera e propria scuola, avendo al proprio interno un’eterogeneità di presupposti, di procedure di ricerca, di obiettivi e di modelli teorici. Tuttavia i suoi vari esponenti hanno da subito condiviso una seria di elementi comuni tra cui; l’interesse per gli eventi mentali interni al soggetto; l’interpretazione dell’organismo come dotato sin dalla nascita di competenze specifiche; la concezione dell’individuo quale costruttore della propria rappresentazione del mondo.

Il cognitivismo, pertanto, si presenta quale approccio metodologico allo studio della psiche che tende a privilegiare lo studio delle capacità degli individui di acquisire, organizzare, ricordare, e fare uso concreto della conoscenza per guidare le proprie azioni. I cognitivisti studiano la mente umana attraverso inferenze tratte dai comportamenti osservabili.

All’interno del cognitivismo si possono distinguere due teorie psicologiche, due diverse correnti: la Human Information Processing e la Teoria Ecologica.

Human Information Processing

La corrente Human Information Processing (HIP) ispirandosi alla cibernetica, si basa sull’analogia tra le mente umana ed i processi d’elaborazione dei dati eseguiti dal computer. Questa ricerche si rifanno alla possibilità di riprodurre il funzionamento mentale con dei programmi ad hoc che sono messi alla prova con il computer. Se la simulazione al calcolatore è assimilabile al reale funzionamento della psiche umana, il prodotto finale dell’elaborazione dovrebbe portare ad un tipo di comprensione, d’apprendimento, di memorizzazione, di reazione comportamentale analogo a quello umano.

Un programma di calcolatore però non può per definizione comprendere fattori di tipo affettivo, mentre il comportamento umano ne è fortemente influenzato. Neisser, Hull e Tolman seguirono un paradigma di ricerca che si avvicinava a quello comportamentista, interponendo fra stimolo (S) e risposta (R) un elemento intermedio: l’elaborazione mentale (O). Questo modello (paradigma S-O-R) è stato anche definito “modello della elaborazione della informazione” (information processing).

La Teoria Ecologica

La Teoria Ecologica, invece, si ispira agli studi sulla percezione di J. Gibson. Per questa teoria, la mente è in grado di riconoscere in modo diretto le informazioni provenienti dall’ambiente, senza operazioni di rielaborazione. A differenza dell’orientamento HIP, le teorie ecologiche sottolineano inoltre la funzione adattativa dei sistemi psichici e la loro plasticità.

Mentre per l’approccio dell’HIP le informazioni sono rappresentate da simboli astratti e le operazioni compiute dalla mente sono computazioni; al contrario, per l’approccio ecologico l’informazione è essenzialmente struttura, organizzazione dell’ambiente e l’operazione fondamentale della mente è quella di cogliere relazioni tra le parti.

2 pensieri riguardo “Le Teorie Psicologiche

  • 11 Giugno 2013 in 4:47 pm
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    Sito davvero molto utile alla preparazione per l’esame di stato. Potete pubblicare anche qualcosa inerente gli altri argomenti per la preparazione della prima prova(tema)? grazie

    Rispondi
    • 11 Giugno 2013 in 7:46 pm
      Permalink

      ciao e benvenuta ! certamente verranno pubblicati altri post inerenti altre tematiche a breve 🙂

      Rispondi

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