Lo Studio della Personalità

DEFINIZIONE GENERALE

Per personalità si intende la combinazione integrata di elementi affettivi e cognitivi di un individuo, tali da caratterizzarlo in termini psicologici ed indirizzarlo verso schemi di comportamento relativamente fissi che lo distinguono.

PRINCIPALI MODELLI TEORICI

I diversi approcci psicologici allo studio della personalità si possono distinguere per aver centrato l’attenzione sull’analisi della risposta, dello stimolo, o dei processi intermedi:

  • L’approccio teorico centrato sulla risposta ha portato alla formazione delle teorie tipo-tratto, le quali a loro volta hanno portato alla formazione delle cosiddette tipologie di personalità;
  • L’approccio teorico centrato sullo stimolo, invece, fa capo a Freud, alla psicologia comportamentista e ad altre teorie di derivazione psicanalitica come quelle di Fromm ed Erikson;
  • Infine, l’approccio teorico centrato sui processi intermedi considera la teoria del campo di Lewin e la teoria del Sé di Rogers.

In questo articolo, ci concentreremo su 2 teorie: la teoria dei tratti di Gordon Allport e l’approccio comportamentista di Skinner e Bandura.

La Teoria dei Tratti di Allport

Secondo Allport la personalità è “l’organizzazione dinamica, interna all’individuo di quei sistemi psicologici che sono all’origine del suo peculiare genere di adattamento all’ambiente”. Questa definizione sottolinea che la personalità non è solo uno stile di condotta ma è innanzitutto uno stile d’adattamento e di reazione all’ambiente. La personalità non è vista pertanto come una semplice somma di funzioni psichiche, ma piuttosto come un’integrazione ed organizzazione degli elementi che hanno come risultato un determinato modo di adattarsi all’ambiente.

Gli aspetti che distinguono una data personalità e permettono quindi di classificarla e categorizzarla, vengono chiamati tratti (esempi di tratti sono l’attività o passività, la reattività o la calma). Da qui la nascita della teoria dei tratti secondo la quale gli individui sono predisposti fin dalla nascita, per natura ed eredità genetica, a reagire e comportarsi secondo stili e tipologie peculiari della condotta che possono essere sistematizzati come tratti del carattere o della personalità. Allport indica nei tratti le unità fondamentali della personalità e distingue tra tratti individuali, i quali esprimono in modo peculiare la personalità dell’individuo, e tratti comuni, risultato delle influenze culturali che, in misura maggiore o minore, partecipano alla formazione del corredo generale della personalità.

Allport distingue inoltre tra tratti cardinali, centrali e secondari. Al vertice della gerarchia si trovano i tratti cardinali: ciò che è peculiare di una persona, le sue passioni, i suoi sentimenti prevalenti. Poi seguono i tratti centrali: tendenze essenziali e coerenti della personalità. Infine, i tratti secondari, meno frequenti ed importanti: sono preferenze o avversioni che riguardano aspetti abbastanza circoscritti o marginali del comportamento.

L’approccio comportamentista

I comportamentisti invece, preferiscono non parlare di tratti di personalità, né tanto meno di tendenze inconsce ma pensano che le caratteristiche individuali negli schemi di comportamento possono essere spiegate solo studiando le esperienze e gli apprendimenti condizionati dell’individuo. Lo stile di reazione di fronte agli eventi quindi è frutto di una serie di apprendimenti e condizionamenti indipendentemente da tendenze o attitudini.

Secondo i comportamentisti ogni elemento del comportamento è l’esito di un condizionamento puntuale e quindi ogni aspetto della personalità si può spiegare andando a rintracciarne l’apprendimento di origine. Per Skinner, ogni piccolo aspetto della condotta ha la sua origine in un’esperienza di apprendimento condizionato.

Bandura invece introduce i concetti di apprendimento sociale e rinforzo vicario. I primi sono il prodotto della reciproca interazione fra organismo e ambiente. Il secondo fa riferimento all’idea che l’osservare su un’altra persona i risultati positivi di un comportamento può costituirsi come rinforzo a imitare quel determinato comportamento preferendolo ad un altro. Un altro concetto è quello di auto-valutazione di efficacia secondo il quale in seguito alle esperienze di vita l’individuo può avere una differente valutazione della propria possibilità di determinare gli eventi. Una serie costante o ripetitiva di coincidenze positive o di premi imprevisti può far aumentare la motivazione ad agire e migliorare l’immagine di sé. Al contrario una serie di coincidenze negative o di frustrazioni può generare un senso di impotenza.

METODI DI INDAGINE E STRUMENTI

Per quanto riguarda i metodi d’indagine della personalità, oltre al colloquio clinico, ci si può avvalere di molti test psicometrici.

Tra questi, uno dei più conosciuti e diffusi è senza dubbio il Minnesota Multiphasic Personality Inventory meglio conosciuto come MMPI. Si tratta di un questionario a risposta chiusa del tipo vero/falso che contiene oltre 500 item e offre un profilo di personalità lungo le dimensioni di: ipocondria, depressione, isteria, devianza psicopatica, mascolinità-femminilità, paranoia, psicastenia, schizofrenia, ipomania, introversione sociale. Queste dimensioni sono misurate attravrso dieci scale cliniche corrispondenti, ottenute dal confronto tra diverse popolazioni psichiatriche e la selezione degli item più discriminanti i vari gruppi; a queste 10 scale se ne aggiungono poi altre 4: disonestà, trascuratezza, difensività, evasività.

Altri strumenti molto noti sono poi il 16PF di Cattell, test diagnostico di personalità che ha come riferimento 16 fattori bipolari; il California Personalità Inventory di Gough che è formato da 18 scale; l’Edwards Personal Preference Schedule sviluppato da Edward con l’obiettivo di misurare 15 bisogni fondamentali ed il Jackson Personality Research Form che misura infine 20 bisogni fondamentali.

Molti utilizzate in questo ambito sono poi le cosiddette tecniche proiettive, tra cui ricordiamo il Test di Rorschach, il T.A.T (Thematic Apperception Test) di Murray; il C.A.T (Children’s Apperception Test) di Leopold Bellak, il Test della Figura Umana di Machover ed il Test dell’Albero.

AMBITI APPLICATIVI

I modelli teorici esposti offrono ovviamente molti spunti per un’applicazione in ambito clinico ed evolutivo. La personalità di ogni soggetto si manifesta attraverso specifici tratti che possono essere considerati il modo con cui generalmente una persona si comporta, si percepisce, si rapporta con il suo ambiente e pensa di sé e del mondo che lo circonda. Nel momento in cui queste modalità specifiche sono rigide, non adattive e causano difficoltà in vari contesti sociali tali da essere vissute con sofferenza dal soggetto, ci troviamo di fronte ad un disturbo psicopatologico.

A titolo di esempio si può accennare alla personalità depressa, ma sono tanti gli esempi di psicopatologia che potrebbero essere fatti. Il soggetto che si trova in uno stato di depressione vive uno stato di sofferenza mista ad impotenza e senso di inferiorità che lo porta a relegarsi in secondo piano. In genere si tratta di un soggetto che si accontenta di poco e non fa mai valere le proprie idee a causa della sua insicurezza. Questo tipo di personalità si sviluppa in individui che durante la loro infanzia hanno vissuto carenze affettive. Queste carenze portano l’individuo depresso alla ricerca di una costante presenza che possa in un certo qual modo riempire il vuoto che percepisce.

Ovviamente lo studio della personalità ha ampie applicazioni anche in ambito di psicologia del lavoro. La personalità di un individuo, infatti è predittiva di aspetti della performance
lavorativa che non sono direttamente correlati con le conoscenze, le skills o/o le abilità.

Sono molti gli studi e gli strumenti che hanno trovato applicazione in questo settore specialmente per quanto concerne la selezione e la formazione del personale. Uno tra tutti che ricordiamo in questa sede è il noto Modello dei Big 5.

Il principio generale di questa teoria (Mc Crae, Costa) è che la personalità può essere descritta da cinque grandi fattori universali che, 1) sono cross culturali, 2) comprendono ognuno due tratti specifici, 3) descrivono il comportamento “normale”, 4) descrivono come l’individuo complessivamente risponde agli stimoli e, 5) si dispongono lungo un continuum (sopra, in media, sotto la media).

I cinque fattori sono:

  1. Estroversione o Energia: Il polo positivo di questo fattore è rappresentato dall’emozionalità positiva e dalla socialità, mentre quello negativo è rappresentato dall’introversione, ossia dalla tendenza ad “esser presi” più dal proprio mondo interno che da quello esterno.
  2. Gradevolezza o Amicalità: Il polo positivo di questo fattore è rappresentato da cortesia, altruismo e cooperatività; il polo negativo da ostilità, insensibilità ed indifferenza;
  3. Coscienziosità: Questo fattore contiene nel suo polo positivo gli aggettivi che fanno riferimento alla scrupolosità, alla perseveranza, all’affidabilità ed all’autodisciplina mentre nel suo polo negativo, gli aggettivi opposti;
  4. Stabilità Emotiva: Il polo positivo di questo fattore è rappresentato da stabilità emotiva, dominanza e sicurezza mentre all’opposto troviamo vulnerabilità, insicurezza ed instabilità emotiva. I
  5. Apertura Mentale: Il polo positivo di questo fattore è rappresentato da creatività, anticonformismo ed originalità. Il polo opposto è, invece, identificato dalla chiusura all’esperienza, ossia dal conformismo e dalla mancanza di creatività ed originalità.

La valutazione della personalità attraverso il modello dei Big Five può avvenire mediante la compilazione da parte del soggetto di un questionario (strutturato attraverso scale Likert), oppure mediante la valutazione della condotta in un contesto di simulazione (come ad esempio un Assessment Center).

Per gli autori della versione italiana (Caprara, Barbaranelli e Borgogni), ognuna di queste cinque dimensioni è costituita di due sottodimensioni così definite:

  1. Estroversione: dinamismo, dominanza
  2. Amicalità: cooperatività/empatia, cordialità/ atteggiamento amichevole
  3. Coscienziosità: scrupolosità, perseveranza
  4. Stabilità emotiva: controllo delle emozioni, controllo degli impulsi
  5. Apertura mentale: apertura alla cultura, apertura all’esperienza.

I fattori della teoria dei Big Five sono stati riscontrati in diverse popolazioni, in diverse età e in diversi studi basati sia su questionari che sul linguaggio naturale.

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