Lo Sviluppo della Personalità

DEFINIZIONE GENERALE

È possibile definire lo sviluppo della personalità come un processo che avviene per acquisizione di informazioni le quali, anche se hanno una base istintuale minima, si sviluppano attraverso due componenti fondamentali interdipendenti tra loro: una componente cognitiva ed una emotivo-motivazionale.

PRINCIPALI MODELLI TEORICI

Teoria Interpersonale di Erik Erikson

Nel trattare il tema dello sviluppo della personalità faremo principalmente riferimento alla Teoria Interpersonale di Erik Erikson che si basa sul concetto di identità.

Per Erikson, l’Io si configura come un’istanza psichica, dotata di una propria organizzazione, in grado di operare le mediazioni necessarie tra gli eventi esterni e la realtà interna e di provvedere al consolidamento di una personalità coerente, continua e stabile nel tempo. Nel consolidamento dell’Io, nella definizione di una propria identità e perciò nello sviluppo della propria personalità, rivestono un’importanza centrale le identificazioni che caratterizzano i diversi stadi dello sviluppo a partire dall’introiezione della figura materna.

La fusione delle diverse precedenti identificazioni in una nuova unità viene espletata dalle funzioni sintetiche dell’Io e si consolida e si stabilizza con l’adolescenza. Erikson delinea lo sviluppo umano attraverso alcune tappe fondamentali, ciascuna caratterizzata da fattori contrastanti. Ogni tappa o fase è caratterizzata da una crisi psicosociale, il cui superamento è condizionato dal contesto socioculturale in cui avviene:

Fase 1 – Dalla nascita a 1 anno: Acquisizione del senso fondamentale di fiducia

Nella prima tappa, chiamata da Erikson, incorporativa, il bambino esprime il bisogno di prendere ed incorporare per necessità di amore e sicurezza. Se l’ambiente è adeguato il bambino acquista “fiducia”, altrimenti sviluppa un sentimento di “sfiducia”;

Fase 2 – Da 1 anno fino a 2/3 anni: Acquisizione del senso di autonomia contro il senso di dubbio e vergogna

Nella seconda fase, detta ritentiva-eliminativa, il bambino impara che le azioni di ritenere od eliminare dipendono dal proprio controllo. Ciò ovviamente vale, non solo, per l’area neuromuscolare interessata al funzionamento degli sfinteri, ma per tutto il suo comportamento. Così, ad esempio, il bambino impara a prendere e lasciare gli oggetti, ad ubbidire od a disubbidire alla madre.

Si sviluppa quindi in questa fase l’esperienza dell’autonomia ed emerge la volontà se l’ambiente che circonda il bambino è favorevole mentre al contrario, se non si realizzano le condizioni adatte si gettano i presupposti per l’insorgere di sentimenti come il dubbio e la vergogna;

Fase 3 – dai 3 anni fino a 4/5 anni: Acquisizione dello spirito d’iniziativa e superamento del senso di colpa

La terza fase, detta intrusiva-inclusiva, si caratterizza come una situazione non più duale come le precedenti bensì triadica, per la presenza nella vita emotiva del bambino della figura paterna. In questa fase vengono posti in primo piano i problemi relativi alla differenza sessuale ed al “complesso edipico”. Se l’ambiente circostante incoraggia e tollera le molteplici curiosità del bambino e favorisce il processo di identificazione con il genitore dello stesso sesso, il bambino svilupperà quella qualità fondamentale della persona funzionante in modo efficace come lo spirito d’iniziativa. In caso contrario emergerà il sentimento del senso di colpa.

Fase 4 – dai 5 anni fino a 6/11 anni: Acquisizione del senso d’industriosità e difesa dal senso d’inferiorità

La fase successiva, la cosiddetta fase della latenza, per Erikson è il momento della socializzazione. Il bambino impara a competere senza aggredire, impara a lavorare con gli altri ed a cooperare. A seconda delle situazioni il bambino può pertanto sperimentare il senso d’industriosità o al contrario quello d’inferiorità.

Fase 5 – dalla pubertà all’adolescenza: Acquisizione dell’identità

Alla fase della latenza seguono la pubertà e l’adolescenza; le modificazioni dello schema corporeo dovute all’accrescimento fisico ed allo sviluppo sessuale creano nell’adolescente nuovi conflitti ed una frattura nel sentimento di continuità dell’individuo che non si ritrova più nella propria personalità di bambino ma non ha ancora sviluppato una personalità adulta completa.

Il compito di questa fase è la conquista di un’identità. Anche qui l’ambiente sociale svolge un ruolo fondamentale: la società dovrebbe fornire all’adolescente l’opportunità di sperimentare liberamente diversi ruoli. Quando ciò non accade assistiamo a ciò che Erikson definisce dispersione di ruoli, ossia un’oscillazione fra vari tentativi d’inserimento infruttuosi, per cui l’adolescente non ha il senso della propria continuità, vive in uno stato di grande ambiguità e insicurezza, si estranea dalla società, diventa intollerante verso gli altri, si ribella e sviluppa un’identità negativa.

 

Le fasi di Erikson non si concludono con l’adolescenza. L’identità personale, infatti, viene sempre messa in discussione ed arricchita anche nell’età adulta, nell’età matura e nella vecchiaia, tappe della vita durante le quali l’Ego dell’individuo si trova ad affrontare situazioni critiche.

Fase 6 – la giovinezza (18-25 anni)

La sesta fase individuata da Erikson è quella della giovinezza (18-25 anni). In questa fase l’individuo si deve confrontare con le polarità opposte dell’intimità e dell’isolamento in connessione con il pieno sviluppo sessuale che in una risoluzione positiva del conflitto dovrebbe portare all’incontro maturo con il partner.

Fase 7 – la vita adulta (25-50 anni)

La settima fase, quella della vita adulta (25-40 anni) è contraddistinta dal conflitto tra generatività e stagnazione. Una risoluzione positiva del conflitto porta ad una capacità produttiva e creativa nel campo del lavoro, dell’impegno sociale e della famiglia anche attraverso la nascita dei figli.

Fase 8 – la vecchiaia (dai 50 anni in poi)

L’ultima fase è quella che rende veramente originale il contributo di Erikson, che protrae l’evoluzione della personalità fino al momento della vecchiaia, in cui devono essere ancora completate delle peculiari dimensioni psicologiche, come l’integrità e la disperazione. Gli anziani cercano infatti di dare un senso alla propria esistenza, e la crisi riguarda il fatto che o riescono a vedere la vita come un tutto dotato di significato, o si disperano per le mete mai raggiunte e per le domande rimaste senza risposta.

Teoria sullo sviluppo della personalità di Lorenzini e Sassaroli

Un’altra interessante teoria sullo sviluppo della personalità, è una rivisitazione della teoria bowlbyana dell’attaccamento ad opera di Lorenzini e Sassaroli.

I due autori affermano che gli individui sono spinti a costruire mappe sempre più fedeli di sé e dell’ambiente esterno ed il processo d’evoluzione di queste mappe avviene attraverso 2 processi: 1) l’individuazione delle varie alternative e 2) l’eliminazione di quelle errate.

Secondo Lorenzini e Sassaroli, questi due processi possono avvenire seguendo 4 diversi stili cognitivi:

  1. Ricerca attiva: gli individui sottopongono a verifica attiva le loro conoscenze;
  2. Evitamento: gli individui, per non rischiare l’invalidazione delle loro mappe, restringono il proprio campo esplorativo;
  3. Immunizzazione: i soggetti individuano delle immunizzazioni, ma le risolvono attraverso ipotesi ad hoc che le annullano;
  4. Ostilità: gli individui screditano la fonte da cui arriva l’invalidazione e ribadiscono con ancora più forza la loro posizione.

Secondo gli autori gli umani nascerebbero come “prole inetta”, ossia senza nessuna possibilità di sopravvivenza, a parte le enormi capacità di relazionarsi per imparare. È qui che entra in gioco la figura di attaccamento. Tale relazione di attaccamento avverrebbe secondo gli autori attraverso alcune fasi:

  • 1. Fase dell’universo indiviso: il bambino non è in grado di attribuire nessuna responsabilità o intenzionalità alla figura di attaccamento;
  • 2. Fase diadica senza soggetto: il bambino ipotizza l’esistenza dell’altro;
  • 3. Fase dell’autoconsapevolezza di sé come soggetto: nasce la consapevolezza di sé;
  • 4. Fase dei modelli operativi interni: quelli individuati da Bowlby.

Sempre secondo gli autori, esisterebbe una linearità causale fra tipo di attaccamento, stile cognitivo e possibili disturbi di personalità.

  • Sicuro: questo tipo di attaccamento pone le basi per uno stile di ricerca attivo;
  • Insicuro-ambivalente: in questo caso qupuò insorgere uno stile contraddistinto da evitamento;
  • Insicuro-evitante: pone le basi per lo stile di immunizzazione (es. il paranoide in cui le previsioni sulla cattiveria del mondo restano immuni da qualsiasi confutazione);
  • Disorganizzato: in questo caso si pongono le basi per l’insorgere di uno stile ostile.

METODI E STRUMENTI DI INDAGINE

Per quanto riguarda metodi e strumenti d’indagine potete prendere di riferimento il tema svolto sullo Studio della Personalità.

AMBITI APPLICATIVI

La teoria interpersonale di Erikson con il suo concetto di crisi psico-sociale e crisi d’identità nell’adolescente offre molti spunti per un’applicazione in campo clinico o evolutivo.

L’adolescente si trova, infatti, nella condizione di continua ricerca della propria identità; il passato non ancora del tutto integrato nella propria personalità gli genera dei dubbi così come il presente in via di definizione ed il futuro percepito come incerto.

Con lo sviluppo delle abilità cognitive, si apre un divario tra ciò che è la sua reale situazione e ciò che vorrebbe essa fosse. Le varie esperienze vissute e le identificazioni sperimentate con modelli diversi tendono verso un’integrazione armonica che dia luogo alla propria identità. Essa richiede la capacità dell’Io di integrare tali identificazioni con le vicissitudini della libido, con le competenze raggiunte nelle tappe precedenti e con le offerte proposte dalla società. Con la nuova identità l’adolescente scopre la dimensione della fedeltà a sé stesso e alla nuova tappa raggiunta, che vede come un’opportunità di formarsi un futuro sicuro e aperto ad una maggiore integrità.

Quando questo tentativo d’integrazione non si realizza sorge la diffusione di identità, che porta i giovani ad avere dubbi, anche sulla propria identità sessuale, con possibili difficoltà anche di raggiungere un’identità professionale. La ricerca del gruppo, le diverse manifestazioni di innamoramento, l’idealizzazione degli eroi, sono dei tentativi di ricercare, attraverso la proiezione e l’identificazione con i pari, la propria immagine ideale e la valutazione delle proprie abilità e competenze. L’adolescenza viene considerata come il momento dell’attesa: uno stadio psico-sociale che non appartiene più all’infanzia ma che non ha ancora raggiunto l’età adulta. È in questo momento di attesa che l’adolescente può sperimentare diversi modelli di identità prima di scegliere quello definitivo e sviluppare in maniera definitiva la propria personalità.

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