Lo Sviluppo Cognitivo e l’Intelligenza

DEFINIZIONE GENERALE

Lo sviluppo cognitivo comprende tutti i processi mentali utili ad acquisire informazioni dall’ambiente, conservarle, riorganizzarle e farne uso nel corso delle proprie azioni.

L’intelligenza è un fenomeno multidimensionale, multidirezionale e discontinuo che cambia col passare del tempo in virtù degli apprendimenti e delle esperienze acquisite.

PRINCIPALI MODELLI TEORICI

Tra le teorie più importanti sullo sviluppo cognitivo e l’intelligenza ricordiamo l’approccio statistico, quello socioculturale di Vygotskij e l’approccio di Piaget.

L’approccio statistico

L’approccio statistico si è prevalentemente interessato allo studio delle differenze individuali nell’eseguire una serie di compiti, per la quale sia necessaria un’attività intelligente. Basato esclusivamente sull’uso dei test di intelligenza, questop approccio ha il limite di essere puramente astratto e di non prendere in considerazioni le variabili ambientali che possono influenzare l’individuo nell’atto di cercare la soluzione per risolvere un problema.

L’approccio socioculturale di Vygotskij

Secondo Vygotskij, lo sviluppo del bambino non avviene nel vuoto, bensì ha luogo in un preciso contesto socioculturale, al cui interno i bambini interagiscono costantemente con altre persone e con i prodotti storici della loro cultura d’appartenenza.

La principale forza propulsiva dello sviluppo cognitivo è l’interazione del bambino con il mondo che lo circonda. Per Vygotskij lo sviluppo cognitivo è in larga parte il frutto della interiorizzazione dei simboli, delle idee e dei modi di ragionare che, stratificandosi nel corso della storia, hanno dato corpo alla cultura in cui il bambino nasce.

Di conseguenza, negli esseri umani il linguaggio è il necessario fondamento per lo sviluppo delle capacità intellettive superiori. Il linguaggio è, infatti, uno strumento potente per apprendere dalle altre persone e costituisce il fondamento per il pensiero verbale. Poiché le parole sono simboli, ovvero prodotti dello sviluppo storico di una data cultura, il pensiero verbale ricollega la mente del bambino al suo intero ambiente culturale. Sono stati evidenziati molti modi in cui il bambino può imparare attraverso l’osservazione delle persone più grandi e più esperte e l’interazione con loro.

L’approccio piagetiano

Piaget ha analizzato i processi intellettivi da un punto di vista tipo qualitativo cercando di individuare i fattori in grado di influire sul loro sviluppo ed i cambiamenti qualitativi nel corso della crescita.

Piaget propone un modello attivo e adattivo della conoscenza, nel quale le strutture cognitive si costruiscono attraverso l’interazione dinamica e continua tra i processi mentali innati e l’ambiente fisico e sociale.

Alla base dell’attività intellettiva e dello sviluppo troviamo una tendenza comune a tutti gli individui: quella di favorire l’adattamento del soggetto sia alla realtà esterna che a quella interna. L’assimilazione è il processo per mezzo del quale il soggetto trasforma i dati sulla base dei propri schemi. L’accomodamento, invece, modifica lo schema per renderlo più idoneo ai dati esterni o agli schemi che si stanno costituendo. L’equilibrio tra i due processi è alla base dell’adattamento.

Piaget distingue 4 stadi dello sviluppo cognitivo per l’individuo:

1. Stadio senso-motorio (0-18 mesi) in cui il bambino possiede degli schemi molto semplici di elaborazione delle informazioni e di scelta delle risposte, si tratta di abitudini rigide che vengono poi generalizzate e accomodate. Si può parlare di intelligenza quando compare la coordinazione tra schemi appartenenti a schemi cognitivi diversi, grazie al quale il bambino arriverà a costruire la nozione di oggetto permanente, secondo la quale gli oggetti sono dotati di una esistenza propria che non dipende dall’attività degli schemi del soggetto;

2. Stadio dell’intelligenza preoperatoria (18 mesi- 7 anni) emerge con lo sviluppo del linguaggio. Vi è lo sviluppo delle rappresentazioni mentali. Tale periodo è caratterizzato dall’egocentrismo del bambino che non si preoccupa di adattare il suo linguaggio alle esigenze dell’interlocutore, ed è presente un’adesione alla realtà materiale ossia il nome è dotato delle stesse caratteristiche dell’oggetto, infatti si evidenzia la tendenza ad attribuire un’anima agli elementi del mondo naturale.

3. Il terzo stadio è quello dell’intelligenza operatoria concreta (7-11 anni) caratterizzato dall’uso delle operazioni reversibili che rappresentano azioni interiorizzate. Le operazioni sono però ancora concrete, applicabili a ciò che “è”, il pensiero è meno egocentrico, anche se per il bambino risulta difficile assumere la prospettiva altrui; il linguaggio diviene socializzato.

4. Il quarto stadio è quello dell’intelligenza operatoria formale (11 anni in poi) è caratterizzato dalla presenza delle operazioni formali. Il pensiero diviene ipotetico-deduttivo, astratto, è applicabile a “ciò che potrebbe essere” e quindi “possibile”, il ragazzo riuscirà quindi a formulare delle ipotesi, verificarne l’attendibilità e validità secondo un processo logico.

METODI DI INDAGINE E STRUMENTI

Colloquio clinico e Piaget

Piaget si avvalse sia del colloquio clinico al fine di cogliere importanti aspetti del pensiero infantile patologico e normale sia dell’osservazione controllata per cercare di mettere in luce le modalità che avevano portato il bambino a compiere determinate azioni e non altre. La teoria di Piaget ha condotto all’elaborazione di scale specifiche per indagare attorno ai processi cognitivi nella prima infanzia. Tra le scale di Piaget ricordiamo quella di Laurendau e Pinard. Nella scuola il metodo di Piaget è alla base del programma “Osserviamo i bambini”, che si occupa di bambini della scuola materna e dei primi tre anni della scuola elementare, ed è nato per aiutare l’insegnate a comprendere e valutare lo sviluppo delle facoltà intellettive dei bambini.

I test di Intelligenza

Tornando all’approccio più statistico, i test di intelligenza generale si proponevano inizialmente di individuare un fattore intellettivo sotteso a tutte le abilità e capacità. Sperman ipotizzò l’esistenza di un fattore rappresentante l’intelligenza generale, il, cosiddetto fattore G. La ricerca ha portato all’elaborazione delle scale Wechsler nella versione per adulti e bambini. In questi test le prove sono raggruppate in due scale: la scala verbale e la scala di performance e da queste vengono ricavati due distinti “quozienti di intelligenza” (QI). Esse consentono di tracciare un profilo di intelligenza e di calcolare il deterioramento intellettivo. Quello che viene generalmente misurato nei test di intelligenza è il QI indicativo, ma non assoluto e/o statistico.

Di questa scala ne esistono tre versioni:

  • la WAIS, destinata alla misurazione dell’intelligenza (intesa come abilità mentale generale) dell’adulto;
  • la WISC, rivolta ai soggetti di età compresa tra i 5 e i 7 anni;
  • la WIPPSI, applicabile ai bambini in età prescolare.

In tutti e tre i casi, il test si compone di due parti, una verbale, che comprende alcune prove che richiedono il linguaggio e il ragionamento verbale, ed una di performance, costituita da item di manipolazione di oggetti e di figure.

AMBITI APPLICATIVI

In ambito educativo i test sull’intelligenza hanno avuto da sempre la loro più grande applicazione ed utilizzo nella previsione del successo scolastico.

In ambito clinico è altrettanto importante, attraverso un’attenta valutazione fatta con una batteria di test, considerare le situazioni in cui aspetti psicologici interferiscono con l’intelligenza. Distinguere nel ritardo mentale tra stati d’insufficienza mentale (oligofrenia e frenastenia) e le demenze (in seguito a traumi, processi di tipo infiammatorio, tossico, ecc.) e nei soggetti superdotati per ciò che riguarda l’adattamento e la difficile scelta riguardante il creare delle classi differenziali per sfruttare la massimo le loro potenzialità sacrificando gli aspetti relazionali e affettivi, o l’inserirli nelle classi con bambini normalmente dotati.

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